Quinta Stagione

Più natura, meno medicine

Felici in pensione

Chi l’ha detto che dopo aver lasciato il lavoro si rischia di buttarsi giù? Secondo uno studio pubblicato sul British Medical Journal andare in pensione presto, al contrario, allontana la depressione e la stanchezza, tanto più in chi soffre di malattie croniche come quelle di cuore oppure il diabete o l’asma. Un gruppo di ricercatori svedesi lo ha dimostrato su 14mila francesi, prevalentemente uomini, quasi tutti sposati, per lo più appartenenti alla categoria dei cosiddetti baby-pensionati: in media infatti avevano lasciato il lavoro a 55 anni mentre nessuno aveva superato i 64 ancora in attività.


LO STUDIO - «Questa situazione inconsueta può essere un limite perché non riflette ciò che abitualmente capita nella realtà, ma può anche essere un vantaggio perché permette di valutare gli effetti della pensione indipendentemente da quelli dell’età avanzata» commenta Hugo Westerlund, dell’Università di Stoccolma, che ha coordinato il lavoro. I partecipanti, dipendenti, in posizioni lavorative medio-alte, nelle compagnie elettriche e del gas statali francesi, sono stati intervistati una dozzina di volte a testa, a partire da sette anni prima del momento della pensione fino a sette anni dopo. I dati di partenza disponibili negli archivi aziendali sono accuratissimi, in quanto registrano non solo la data del ritiro dal lavoro, ma anche infortuni e malattie che danno un quadro molto preciso della situazione personale. «Nei questionari raccolti dopo il pensionamento, gli intervistati dichiaravano di sentirsi meglio mentalmente e fisicamente, riportavano una leggera riduzione dei sintomi di depressione e mostravano una maggiore partecipazione a programmi di attività fisica rispetto a quando dovevano andare ogni giorno in ufficio - prosegue lo psicologo svedese -. Avere tutto il giorno per sé, tuttavia, non bastava a ridurre il rischio di sviluppare le malattie tipiche dell’età».

COSA CAMBIA - Certamente, dopo la pensione, cambiava in meglio la qualità della vita. Nel giro di un paio d’anni, da quello immediatamente precedente a quello successivo al collocamento a riposo, la quota di persone che lamentava affaticamento fisico e stanchezza mentale crollava dal 20-30 per cento a poco più del 5 per cento. La tendenza alla depressione è sembrata più difficile da vincere e permaneva nel 15 per cento dei pensionati (partendo comunque dal 25 per cento registrato nel periodo lavorativo). «Fin dalla seconda metà del secolo scorso, insieme a una migliore aspettativa di vita si è verificato anche un prolungamento dell’età attiva ed efficiente - commenta Teresanna Bertolotti, torinese, psicologa del lavoro e dell’organizzazione -. Le persone, dopo il pensionamento, possono mantenere e sviluppare buone potenzialità psico-fisiche finalizzate verso nuovi interessi e attività».

COSA NON CAMBIA - Se andare in pensione allontanava la depressione e la stanchezza, le patologie croniche tipiche della senilità non sembravano scongiurate. La frequenza di bronchite cronica, diabete, malattie delle coronarie e ictus progrediva inesorabilmente con andamento costante, senza flessioni in corrispondenza della pensione e ubbidiente solo ai naturali processi di invecchiamento. «Del resto non ci si possono aspettare miracoli - aggiunge la psicologa -. Bisogna superare la pseudocultura mediatica dominante, che propone modelli centrati su di un artificioso mantenimento delle caratteristiche fisiche della gioventù invece che stili di vita positivi, adatti alle diverse età».

IMPARARE A STARE MEGLIO - Emerge peraltro dallo studio che chi soffriva di una malattia cronica già mentre lavorava, traeva maggiori benefici psico-fisici dal pensionamento. Come dire che un animo più rilassato e un fisico meno provato sanno sopportare meglio. «Può essere utile imparare fin da giovani a coltivare il proprio benessere e ridurre lo stress seguendo percorsi personalizzati, basati sullo sviluppo della consapevolezza, sulla dinamica mentale, su tecniche di rilassamento e sul potenziamento delle capacità creative» conclude Bertolotti, coinvolta in programmi per il miglioramento del benessere psico-fisico e per la riduzione dello stress.