Intervista a Maurizio Ammannato

  

 

Lo sviluppo dell’Information e communication technolgy  ha segnato diversi momenti significativi nell’economia e nella società in generale, sia positivi, opportunità di sviluppo e occupazionali, sia negativi, come il fallimento in breve tempo di diverse nuove aziende con conseguenti licenziamenti.

 

Chiediamo a Maurizio Ammannato di fare il punto sulla situazione dell’ICT in generale e di indicarci quali direttrici di sviluppo del settore, intravede dal suo osservatorio.

 

Domanda:

Partiamo dall’analisi della cause che hanno determinato la crisi dell’Ict internazionale e in Italia e se c’è una lezione dal passato da considerare?

Risposta:

Rispetto al passato sono cambiati i parametri di valutazione. Le attività di “business” della cosiddetta Net-economy non si fondavano su parametri solidi di bilancio, sui cosidetti fondamentali. Il parametro prevalente era quello tecnologico. Inoltre, le valutazioni di molte iniziative e start-up imprenditoriali della net-economy si sono basate principalmente sulle future (opinabili) possibilità di sviluppo e essenzialmente sul numero di utenti coinvolti in una specifica iniziative on-line. Il vincolo della sostenibilità economica sembrava non esistere. Qualunque iniziativa di business, old o new economy, che non crei valore per l’azienda e per le aziende dei propri clienti (giocando sulle parole potremmo dire la catena del valore, del valore)  è destinata a non avere alcun futuro. Questa fase è finita, con tutte le conseguenze del caso. Le società, diciamo anomale, sono fallite mentre quelle che hanno fatto i conti con i normali parametri di bilancio, non solo sopravvivono ma hanno importanti prospettive di crescita. E’ inoltre evidente che lo sboom di questa bolla tecnologica speculativa è stata fortemente accelerata dalla situazione economica al contorno, ovvero dalla non favorevole situazione socio/economica mondiale.

 

Domanda:

Sulla base della tua analisi e della tua esperienza che ti ha permesso di valutare sul campo le logiche dell’economia sia tradizionale e sia della Net-economy, dove sta andando il mercato dell’Ict e l’economia digitale in generale?

Risposta: 

La via è segnata. Le imprese sono in una fase di forte riorganizzazione aziendale fondata prevalentemente sul concetto delle esternalizzazioni o dell’outsourcing per ricercare quella velocità e dinamicità richiesta da una competizione globale. Negli Usa, circa il 40 per cento delle applicazioni IT sono già esternalizzata presso gli ESP (External Service Providers) contro il solo 20 per cento delle aziende italiane. Tuttavia questa è la tendenza e molte aziende di casa nostra si stanno adeguando. Nell’ambito di questo processo, per ciò che riguarda il ruolo dell’IT la nuova frontiera informatica è rappresentata dall'ASP o Applications OnDemand. Ossia fornitura di applicazione e servizi informatici “in affitto”, usufruibile via Internet. Questo vuol dire che le aziende non dovranno sostenere ingenti investimenti finanziari per l’acquisto di tecnologie informatiche, ma pagheranno in una logica di pay-per-use, solo l’utilizzo effettivo della nuova tecnologia informatica e solamente per il tempo ritenuto necessario. Questa riorganizzazione libererà quelle risorse indispensabili per il proprio core business, rifocalizzando l’azienda sulle proprie peculiarità che la differenziano dalla propria competition. La parola d’ordine è investire su cosa differenzia l’anzienda e non sulle attività commodity.

 

Domanda:

Perché questo aspetto della riorganizzazione delle imprese e  il ruolo della spesa IT è particolarmente necessario alla sopravvivenza delle imprese?

Risposta:

Rispondo con un noto modo di dire statunitense: “Speed is God, Time is Devil”. La globalizzazione ha accorciato drammaticamente i tempi del business. Le nuove iniziative devono partire in termini di mesi  e non di anni. Le nuove tecnologie devoso essere acquisite in termini di settimane e non di mesi. Le decisioni devono essere prese in termini di minuti e non di ore. Tutto è accelerato. L’azienda diventa zienda estesa, azienda rete. Deve decentrare le attività, terziarizzarle, esterizzarle ma al contempo mantenere l’unicità del controllo, tutte le informazioni aziendali devono essere sempre presenti nel war-room per le immediate azioni e contromisure. Doppia esigenza di decentralizzare le operazioni ma centralizzare le decisioni. Le moderne tecnologie dell’ ICT sono nate proprio per soddisfare questa duplice esigenza, permettere per esempio di avere i fornitori in Cina, i clienti nel Messico, il Call Center in Sicilia e la produzione in Romania, ma avere tutto a portata di mano, il consolidato degli ordini del giorno sul palmare in aereoporto o poter visualizzare il cruscotto aziendale da casa alla sera, su Internet attraverso il modem di casa.

 

Domanda:

Quali sono le conseguenze sul piano dell’occupazione di una riorganizzazione aziendale sui criteri che hai descritto?

Risposta:

In una logica di riorganizzazione e rimappatura delle funzioni aziendali tra differenzianti o commodity, da tenere in azienda o da esternalizzare, è naturale che tutte le professionalità interne coinvolte si modifichino di conseguenza. Anche nel mondo dell’ ICT questo comporterà una riallocazione delle professionalità, ma anche alla creazione di nuove professionalità come il gestore delle attività di outsourcing. Di fatto si creeranno dei poli autonomi di “Produzione Informatica” che forniranno soluzioni applicative in modalità pay-per-use su piattaforme in comune, basate su un modello informatico di tipo uno-a-molti piuttosto che l’attuale modello di uno-a-uno, a costi quindi più contenuti, disponibili in tempi più brevi, disponibili ovunque, sempre tecnologicamente avanzate poiché ogni investimento sul nuovo, potrà essere condiviso su una maggiore base di clienti. Tutto questo è un processo in atto, non drammatico ma evolutivo. C’è quindi il tempo per aziende e persone per valutare le proprie strategie e di perseguirle in base alle evoluzione ed esigenze sopra citate. Ma ora è il momento. I segnali sono evidenti. E’  tempo di valutare questi cambiamenti e di assecondarli, se non di anticiparli; per non farsi prendere da crisi respiratorie dell’ultimo minuto e fa pagare vere o presunte colpe agli anelli più deboli della catena del lavoro.